Piattaforma · videosorveglianza in cloud

GV-Cloud VMS

La piattaforma che porta telecamere, allarmi ed eventi di analisi dentro un’unica interfaccia raggiungibile da un browser. Funziona con telecamere che vanno in cloud da sole, con impianti ONVIF esistenti attraverso un apparato di collegamento, e con i server GV-VMS già installati.

Host, utenti e aree illimitatiFino a 12 MP in direttaRegistrazione 3 / 7 / 15 / 30 giorniPiano base gratuito

A cosa serve

Un’organizzazione con più sedi ha di solito lo stesso problema: ogni sede ha il suo registratore, ogni registratore la sua interfaccia, e per guardare le immagini di un negozio bisogna sapere a quale apparato collegarsi e con quale password. Quando le sedi diventano dieci, la sorveglianza smette di essere un sistema e diventa una collezione.

GV-Cloud VMS sposta il punto di osservazione: le sedi restano dove sono, la vista diventa una sola. Da un browser si guarda il vivo, si cercano gli eventi, si scarica uno spezzone da consegnare alle autorità, si controlla se un apparato è caduto. Senza installare niente sulla postazione di chi guarda, e senza aprire porte sui router delle sedi.

La struttura dei permessi segue quella dell’azienda invece di contraddirla. Si definiscono aree geografiche o organizzative, e a ciascuna si assegna un responsabile che vede le proprie telecamere e non le altre. Il direttore di filiale guarda la sua filiale, la sicurezza centrale guarda tutto, e nessuno deve fidarsi di una password condivisa.

Le tre cose per cui si sceglie

01

Si può partire senza server

Le telecamere della serie GV-Cloud si collegano alla piattaforma da sole, senza registratore e senza computer in sede. Per un punto vendita, un varco isolato o un cantiere è la differenza fra un impianto e un armadio da climatizzare.

NESSUN NVR · NESSUN SERVER IN SEDE

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Gli impianti esistenti non si buttano

Le telecamere ONVIF già installate, anche di altre marche, entrano attraverso GV-Cloud Bridge o GV-Cloud Bridge Pro. I server GV-VMS già in servizio si collegano mantenendo la registrazione locale: il cloud si aggiunge, non sostituisce.

ONVIF · GV-VMS V17, V18, V20

03

Si cerca per quello che è successo

La ricerca lavora sugli eventi di analisi, non sugli orari: persona, veicolo, e nei piani superiori anche gli attributi. Invece di scorrere sei ore di registrato si chiede cosa è passato, e si guarda solo quello.

RICERCA SU EVENTI E ATTRIBUTI

Tre strade per arrivarci

Non esiste un solo modo di collegare un impianto, e questo è il motivo per cui la piattaforma si adatta a parchi installati disomogenei — che è la situazione normale in un’azienda cresciuta per acquisizioni o in un ente con sedi di epoche diverse.

In tutti e tre i casi il collegamento parte dall’impianto verso l’esterno. Nessun indirizzo pubblico da comprare, nessuna porta da aprire sul router: la superficie esposta si riduce invece di crescere.

IN CAMPO · COME SI COLLEGA · DA DOVE SI GUARDATelecamere GV-CloudCOLLEGAMENTO DIRETTONessun registratore in sedeTelecamere ONVIFGV-CLOUD BRIDGEAnche di altre marcheImpianto GV-VMSCOLLEGAMENTO DELL’HOSTIl server resta dov’èGV-Cloud VMSTLS 1.2 / 1.3 · AES-256CENTRI DATI UE E USABrowserApplicazione mobileRapporti e statisticheIl collegamento parte sempre dall’impianto verso l’esterno: nessuna porta aperta sul router del cliente.

Schema di principio. Le funzioni effettivamente disponibili dipendono dal piano di licenza e dal modello di apparato collegato.

I tre piani, e cosa cambia davvero

La licenza si conta a canale, non a impianto: si può tenere il piano base su gran parte delle telecamere e alzare solo quelle che contano. Al primo collegamento di una telecamera GV-Cloud il costruttore concede 180 giorni di piano Standard di prova.

BaseGratuitoVisione dal vivo, riproduzione dalla sede, stato degli apparati. Registro degli eventi per 30 giorni, senza immagini.
StandardA canaleAggiunge l’immagine dell’evento per 30 giorni, la condivisione con collegamento, la ricerca sugli eventi di analisi e la sovrimpressione degli scontrini.
PremiumA canaleAggiunge la registrazione in cloud a 3, 7, 15 o 30 giorni, l’archiviazione permanente e la ricerca per attributi di persone e veicoli.
RapportiA canaleModulo separato per le statistiche di volti, persone e veicoli, con conservazione a 30, 180 o 365 giorni.

Due avvertenze che conviene conoscere prima e non dopo. La riproduzione dalla sede riguarda solo gli spezzoni generati da un evento, non la registrazione continua. E la rimozione di un impianto dalla piattaforma cancella in modo definitivo le immagini degli eventi e le registrazioni in cloud che gli appartengono.

Dove stanno i dati, e chi ne risponde

È la domanda che blocca le gare, e merita una risposta precisa invece che rassicurante. Il costruttore dichiara che i centri dati sono negli Stati Uniti e nell’Unione Europea, e che le registrazioni vengono conservate nel centro più vicino all’indirizzo IP dell’apparato che le genera: per un impianto in Italia significa regione europea. Il paese europeo non è dichiarato.

Sul trasporto e sulla conservazione le misure sono documentate: TLS 1.2 e 1.3 in transito, AES-256 a riposo, autenticazione a due fattori, registro delle operazioni degli amministratori, e per impostazione predefinita il personale del costruttore non accede alle immagini senza autorizzazione esplicita del cliente. Non esistono però certificazioni di terza parte sul servizio — né ISO 27001 né SOC 2 — e la conformità al GDPR è dichiarata dal costruttore, non certificata da un ente indipendente. Lo scriviamo perché in un capitolato la differenza fra dichiarato e certificato è sostanziale, ed è meglio saperlo da noi.

Se il vostro capitolato impone la residenza dei dati in Italia, la strada non è questa piattaforma da sola: è un’architettura mista, con la registrazione che resta sul posto e il cloud usato per gli eventi, gli allarmi e l’accesso remoto. GV-Cloud Bridge esiste anche per questo. Parlateci del vincolo prima di scegliere: si progetta diversamente, non si rimedia dopo.

Chi risponde di questi sistemi, in Italia

GeoVision progetta e produce a Taiwan. GVision Italia non si limita a rivendere: interveniamo sul firmware adattandolo al contesto nazionale, e siamo il soggetto che immette questi sistemi sul mercato dell’Unione Europea.

La differenza non è commerciale, è giuridica. Nella logica europea chi interviene su un prodotto in modo che ne influenzi la conformità assume gli obblighi del fabbricante per quelle unità. Non siamo un rivenditore che gira una segnalazione al produttore aspettando che risponda: siamo il fabbricante terminale, e le domande sulla conformità hanno un destinatario in Italia, che parla italiano e risponde nei tempi previsti dalla norma.

Cosa cambiamo dipende dal contesto e dal progetto, non è un elenco fisso. Un intervento ricorrente, però, riguarda i servizi di raggiungibilità dall’esterno che il firmware di fabbrica attiva per impostazione predefinita: dove il committente non li vuole, li togliamo. L’apparato smette di poter essere contattato dall’esterno con quei meccanismi, e resta raggiungibile solo per le vie che l’impianto ha previsto.

Vale la pena dirlo chiaramente, perché è la forma di autonomia che conta davvero in un impianto pubblico: la domanda non è soltanto dove risiedono i dati, ma chi può raggiungere l’apparato e per quali strade. Su quel punto si interviene sul firmware, non nei contratti.

Per la stessa ragione siamo l’unica azienda italiana accreditata come CVE Numbering Authority sotto ENISA Root. Gli identificativi pubblici di vulnerabilità si assegnano sul software di cui si risponde, non su quello di qualcun altro: quando in questi prodotti emerge una falla, il numero lo assegniamo e lo pubblichiamo noi, dentro la catena di responsabilità europea.

Dall’11 settembre 2026 il Cyber Resilience Act impone la notifica delle vulnerabilità sfruttate attivamente entro ventiquattro ore. Chi ha acquistato da un rivenditore privo di questo ruolo, quel giorno, dovrà cercare da solo a chi rivolgersi e sperare che il fuso orario aiuti.

Numeri da mettere a capitolato

Sono i limiti dichiarati dal costruttore nella scheda tecnica di luglio 2026.

Impianti, utenti, areeIllimitatiNessun tetto dichiarato su host, gruppi, utenti e aree geografiche
Risoluzione in direttaFino a 12 MPDalla sede; in riproduzione dal cloud fino a 8 MP sul flusso secondario
Conservazione in cloud3 / 7 / 15 / 30 giorniSecondo il piano; l’archiviazione manuale non scade
Codifica videoH.265, H.264Sia in diretta sia in riproduzione
Suddivisione schermoDa 1 a 16 riquadri1×1, 2×2, 3×3, 4×4
Scarico delle registrazioniFino a 24 ore per spezzoneCon il lettore dedicato; con il lettore del browser fino a un’ora
Registro delle operazioni90 / 180 / 365 giorniAccessi, cambi di password, modifiche ai permessi, visione delle immagini
BrowserChrome, Firefox, Safari, EdgeIl lettore per gli scarichi lunghi non funziona su Safari
LingueSei, italiano esclusoInglese, tedesco, ceco, slovacco, giapponese, cinese tradizionale

L’ultima riga è un limite vero e va detto: l’interfaccia della piattaforma non è disponibile in italiano. Per un servizio di guardia che lavora in turni è un elemento da valutare, e in alcuni capitolati pubblici è un requisito esplicito.

Cosa serve avere in casa

Sul lato impianto le versioni contano. Il collegamento richiede GV-VMS dalla V20.0, oppure V18.3.2 e V17.4.7 con la correzione applicata; GV-AI Guard dalla V2.1; GV-Recording Server dalla V2.1.1 con correzione, per ora limitato al piano base. Gli apparati di collegamento richiedono il firmware V1.03 per GV-Cloud Bridge e V1.00 per la versione Pro.

Sul lato di chi guarda non serve nulla: un browser aggiornato e una connessione. Non c’è software da installare sulle postazioni, il che toglie di mezzo il problema di far approvare un programma dall’ufficio informatico del cliente — che in un ente pubblico è spesso l’ostacolo più lento da superare.

Da qui si prosegue

Quante sedi, e con quale vincolo sui dati?

Indicateci quante sedi e quante telecamere, che apparati sono già installati e se esiste un vincolo di capitolato sulla residenza dei dati. Vi rispondiamo con l’architettura adatta — tutta in cloud, mista, o interamente sul posto — e con il conto delle licenze a canale, prima che diventi una sorpresa in fase di gara.

Parliamo del progettoVedi le telecamere che vanno in cloud da sole

GVision Italia è GeoVision Italia: immettiamo sul mercato europeo i sistemi GeoVision e ne rispondiamo, come unica azienda italiana accreditata CVE Numbering Authority sotto ENISA Root.