I nostri server

I nostri server

Le macchine che registrano, le costruiamo noi

Non ci limitiamo a installare un programma: progettiamo e assembliamo in Italia ogni sistema, perché possa registrare flussi video ventiquattro ore al giorno per almeno cinque anni.

Ogni server è costruito per questo preciso compito e sottoposto a collaudi intensivi. Lo mettiamo alla prova fino a individuarne ogni possibile punto debole: se qualcosa cede, il sistema non lascia il nostro laboratorio.

Costruito, collaudato e garantito per registrare senza fermarsi.

7 giornidi prove in camera climatica prima della consegna
5 annidi garanzia sul sistema, non sui singoli pezzi
2 × 4 TBdi archivio su tutte le macchine, espandibile
256canali il limite del VMS, oltre si passa a più macchine

Cosa succede a una macchina prima di uscire da qui

Sono quattro cose che un assemblatore non può mettere nel preventivo, e che si notano solo al terzo anno di esercizio.

01

Sette giorni in camera climatica

Ogni sistema passa una settimana in cella climatica, con accensioni e spegnimenti forzati e ripetuti. È il trattamento che fa emergere i difetti di fabbricazione: un alimentatore debole o una saldatura fredda cedono lì, non in un impianto dopo sei mesi. Chi non supera la prova non parte.

02

Dischi per videosorveglianza, mai da ufficio

Montiamo solo dischi progettati per la scrittura continua di più flussi video. Un disco da ufficio, usato per registrare ventiquattro ore su ventiquattro, dura una frazione del tempo e si guasta senza preavviso: è il primo risparmio che un impianto assemblato paga, e lo paga il giorno in cui serve il filmato.

03

Il sistema operativo su unità industriale

Il sistema operativo non vive sui dischi che registrano, ma su un’unità a stato solido industriale da 256 GB dedicata. Sono due lavori diversi: uno scrive senza sosta, l’altro deve solo restare integro e ripartire. Tenerli separati significa che un disco pieno o guasto non porta giù la macchina.

04

Arriva configurato, non da configurare

Il sistema viene consegnato con GV-VMS installato, licenziato e configurato: telecamere collegate, registrazione impostata, utenti creati. Si accende e sta già registrando. Le giornate di chi mette in funzione un computer nudo non compaiono in nessun preventivo, ma le paga qualcuno.

Scelte, non compromessi

Perché i dischi lavorano separati, e il RAID 5 resta un’opzione

È una scelta che facciamo da anni, e il tempo le ha dato ragione, cambiando però la ragione. Quando i dischi erano lenti, il RAID 5 costava velocità e si vedeva: bastava quello per stare alla larga. Oggi i dischi sono molto più veloci e la banda non è più il collo di bottiglia: sessantaquattro telecamere a 4 megapixel scrivono in tutto una sessantina di megabyte al secondo, e un solo disco da sorveglianza ne regge tre o quattro volte tanto. Il che rende la scelta ancora più solida di prima, perché non poggia più su una questione di prestazioni ma su tre cose che il tempo non cambia.

La prima: il traffico non è la portata. Sessantaquattro flussi che registrano insieme non sono un tubo che riempie una vasca: sono sessantaquattro file aperti contemporaneamente, e ogni pochi minuti il sistema ne chiude uno e ne apre un altro. È la ragione per cui si distribuiscono dieci o quindici telecamere per disco: non per sommare megabyte, ma per non trasformare la registrazione in un continuo andirivieni. Come in un impianto elettrico, il limite non è quasi mai la sezione del cavo, è quante utenze metti sulla stessa dorsale.

Cosa fa il RAID 5, detto senza sigle. Distribuisce ogni scrittura su più dischi e ne aggiunge uno di controllo, che permette di ricostruire i dati se un disco muore. Funziona bene quando i dati arrivano ordinati; quando arrivano da decine di sorgenti diverse, il sistema deve continuamente rileggere quello che ha appena scritto per aggiornare il disco di controllo. Con un controllore professionale dedicato la cosa si gestisce; con il controllo integrato nella scheda madre, che è quello che si trova su queste macchine, molto meno.

La seconda, e la più pesante: cosa succede quando un disco muore. Un archivio di sessantaquattro telecamere per trenta giorni sono dieci o venti dischi. Se sono in RAID 5 e uno si guasta, il sistema deve ricostruirlo: venti ore di lavoro pesante durante le quali, se cede un secondo disco, si perde tutto l’archivio, non una parte. Se invece i dischi lavorano separati, il guasto costa i filmati che stavano su quel disco e tutto il resto continua a registrare come se niente fosse.

La terza, che nessuno considera finché non serve. Il controllo RAID della scheda madre scrive i dischi in un formato legato a quella scheda: se la macchina brucia o si rompe in modo grave, quei dischi in un altro computer sono quasi illeggibili. Un disco scritto in modo diretto lo si stacca e lo si legge ovunque. Il giorno in cui un cliente chiede il filmato di sei mesi prima e il server è morto, è tutta la differenza fra consegnarglielo e spiegargli perché no.

Il rovescio della medaglia, detto chiaro: senza RAID, il disco che si guasta porta con sé le sue registrazioni. Per questo la copia di sicurezza non la affidiamo al RAID ma a una seconda macchina che registra in parallelo: quella protegge anche da incendio, furto e cancellazione, cose contro cui nessun RAID può niente. Il RAID protegge dal guasto di un disco; una seconda macchina protegge dalla perdita dell’impianto.

Il controllo RAID resta comunque su tutte le macchine: chi lo vuole lo ha, sapendo cosa scambia.

Come si legge un nostro codice, e come si sceglie

GV-SRV · 64 canali · VMS20 software precaricato · 4U altezza rack · 20B vani disco. Il nome dice tutto, e la scelta parte dai canali che servono, non dai terabyte.

ModelloFormato e dischiReteDove ha senso
GV-SRV64VMS20-1U64 canali Un’unità rack, senza vani estraibili. Due dischi interni, 2 × 4 TB di serie. Sistema operativo su unità industriale dedicata. 2 porte Gigabit Armadi dove lo spazio è contato: filiali, quadri di piano, impianti fino a poche decine di telecamere con archivio breve.
GV-SRV64VMS20-2U64 canali Due unità rack, senza vani estraibili. Due dischi interni, 2 × 4 TB di serie. 2 porte Gigabit Stessa capacità di canali con più aria per il raffreddamento e più margine di crescita interna.
GV-SRV64VMS20-4U64 canali Quattro unità rack, fino a quattro dischi interni non estraibili, 2 × 4 TB di serie. 4 porte Gigabit È il modello più venduto: archivio lungo su 64 canali, con la rete separata fra telecamere e utenti.
GV-SRV120VMS20-3U-16B120 canali Tre unità rack con sedici vani, due occupati da 2 × 4 TB. Gli altri quattordici si aggiungono quando servono. 4 porte Gigabit Impianti medi destinati a crescere: si parte con l’archivio necessario e si aggiungono dischi senza fermare la registrazione.
GV-SRV256VMS20-4U-20B256 canali Quattro unità rack con venti vani, due occupati da 2 × 4 TB. Espansione fino a venti dischi. 4 porte Gigabit Il limite del VMS: grandi impianti, archivi lunghi, più flussi in analisi. Oltre questa soglia si passa a più macchine.

Vedi tutti i modelli a catalogo

Lo spazio disco si aggiunge, non si sceglie una volta per tutte. Tutte le macchine escono con 2 × 4 TB. I dischi in più si quotano al momento dell’ordine, perché il loro prezzo cambia di settimana in settimana: preferiamo dirvi il prezzo del giorno piuttosto che gonfiare il listino per stare tranquilli.

Il numero che nessuno scrive

«Fino a 64 canali» non vuol dire niente, da solo

Un canale a 2 megapixel e 12 fotogrammi al secondo non pesa come uno a 8 megapixel e 25, e una telecamera che guarda un corridoio vuoto non scrive come una che inquadra una strada. Con l’analisi video attiva su tutti i flussi il conto cambia di nuovo.

Per questo il dimensionamento lo facciamo sul progetto: numero e tipo di telecamere, risoluzione, fotogrammi, giorni di archivio da garantire. Ne esce il modello giusto, a volte più piccolo di quello che il cliente aveva in mente, e quando succede lo diciamo.

Fissiamo mezz’ora e lo calcoliamo insieme Mandaci i dati dell’impianto

Cinque anni di garanzia

Non due, che è lo standard del settore. È la conseguenza dei quattro punti qui sopra: si garantisce per cinque anni solo ciò che si è provato prima e costruito con componenti scelti. Un assemblato segue invece la garanzia dei singoli pezzi, ciascuno con la sua scadenza e il suo interlocutore.

GVision Italia è GeoVision Italia: immettiamo sul mercato europeo i sistemi GeoVision e ne rispondiamo, come unica azienda italiana accreditata CVE Numbering Authority sotto ENISA Root.