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GV-SRV64VMS20-4U

64 canali estensibili, quattro unità rack, VMS installato e configurato

Il modello più venduto della gamma: 64 canali estensibili, quattro unità rack, quattro alloggiamenti disco e quattro porte di rete. Si sceglie quando l'archivio deve essere lungo e la rete delle telecamere deve restare separata da quella degli utenti. Arriva con GV-VMS…

Modello GV-SRV64VMS20-4UFabbricante GVision Italia

GV-SRV64VMS20-4U
  • Canali 64, estensibili
  • Formato 4U rack
  • Archivio di base 2 x 4 TB
  • Archivio massimo 4 dischi, fino a 96 TB
  • Rete 4 porte
  • Garanzia 5 anni
  • Consegna configurato
Windows 10 64-bit

Registro di responsabilità

Verificato da
GVision Italia
Vulnerabilità aperte
nessuna
Immesso sul mercato UE da
GVision Italia S.r.l.

Le vulnerabilità di questo prodotto sono assegnate e pubblicate da GVision Italia, unica CNA
italiana sotto ENISA Root, nei termini previsti dall’articolo 14 del Cyber Resilience Act.
Come funziona.

Dove si usa

Come si sceglie

Dove ha senso

La scelta di un server di registrazione parte dai canali e dai giorni di archivio da garantire, non dai terabyte.

01

Impianti da 64 telecamere, estensibili

Sessantaquattro canali sono la dotazione di licenza che arriva precaricata, non un muro: si estendono con licenze aggiuntive, anche verso telecamere di altri costruttori. Quando però a crescere è anche l’archivio, conviene valutare il modello da 120 canali invece di spremere questo.

02

Archivio lungo

Quattro alloggiamenti disco interni contro i due dei formati 1U e 2U. È la ragione principale per cui si sceglie il 4U a parità di canali.

03

Reti separate

Quattro porte di rete permettono di tenere le telecamere su un segmento e gli utenti su un altro. Chi guarda i filmati non vede il segmento delle telecamere, e il traffico di registrazione non compete con quello degli uffici.

04

Analisi video a bordo

Gli alloggiamenti di espansione interni sono liberi per il modulo acceleratore, quando l’impianto deve riconoscere e non solo registrare.

La piattaforma

Come è costruito

Le scelte che contano su una macchina che deve registrare senza fermarsi, e che si notano solo al terzo anno di esercizio.

ProcessoreIntel Core di ultima generazione, con cryptoprocessore TPM integrato per l’avvio verificato e la conservazione delle chiavi.
Scheda madreIndustriale, di primo marchio, selezionata per la stabilità nel funzionamento continuo e per il numero di linee di espansione disponibili.
Memoria16 GB di serie su quattro alloggiamenti, ampliabile senza sostituire quella installata.
Sistema operativoWindows IoT Enterprise a 64 bit, su unità a stato solido industriale da 256 GB dedicata. Non condivide nessun disco con la registrazione.
AlimentazioneAlimentatore da 650 W, 850 W o superiore secondo l’allestimento, con certificazione di efficienza Platinum o Titanium. Doppio alimentatore ridondato a richiesta.
EspansioneDue alloggiamenti PCI Express liberi, uno dei quali predisposto per il modulo acceleratore di analisi video.
DecodificaH.264 e H.265 su processore e su grafica integrata, fino a tre monitor.

Analisi video a bordo

Cos'è un processore edge, e perché conta dove viene fatto il conto

Edge vuol dire al bordo della rete, cioè a bordo dell’apparato. Le due espressioni dicono la stessa cosa da due punti di vista. «Al bordo della rete» guarda l’architettura: il calcolo si fa all’estremità, dove il dato nasce, invece che al centro. «A bordo» guarda la macchina: il calcolo avviene dentro l’apparecchio che sta già registrando. Un impianto può mandare tutti i flussi video a un servizio remoto e farli analizzare là, oppure fare il conto sul posto. Nel secondo caso il video non esce dall’impianto: esce il risultato, cioè un evento, una targa, un conteggio.

Un processore edge è un circuito che fa un solo tipo di calcolo, molto in fretta e consumando poco. Le reti neurali che riconoscono una persona o leggono una targa fanno sempre le stesse operazioni, milioni di volte al secondo. Un processore normale le sa fare, ma le fa poche alla volta e scalda; un acceleratore le fa a blocchi, perché è costruito apposta. La differenza pratica è che il processore resta libero di fare il suo lavoro, registrare, invece di dividersi fra registrazione e analisi.

Il paragone con l’impianto elettrico. È la stessa logica del rifasamento: non si aumenta la potenza impegnata, si mette un componente dedicato che toglie lavoro inutile alla linea. Qui l’acceleratore toglie lavoro al processore, e il risultato è che la macchina regge più canali in analisi senza salire di taglia.

Perché è una predisposizione e non una dotazione. L’acceleratore serve solo se l’impianto deve riconoscere qualcosa. Su un impianto che registra e basta sarebbe un costo senza ritorno. Il posto però deve esserci fin dall’inizio, perché aggiungerlo dopo su una macchina che non lo prevede vuol dire cambiare macchina.

Capacità e allestimenti

Archivio e allestimenti

La macchina esce con un archivio di base e cresce secondo il progetto. Le configurazioni non sono equivalenti, e conviene deciderle prima.

Archivio di base2 x 4 TB su dischi per videosorveglianza, cioè progettati per la scrittura continua di più flussi video. Mai dischi da ufficio.
Archivio massimoQuattro dischi. Con le unità per videosorveglianza di massima capacità oggi disponibili, 24 TB ciascuna, si arriva a 96 TB dentro il telaio. Non usiamo unità a registrazione sovrapposta, che offrono capacità nominali maggiori ma crollano in scrittura continua.
Alloggiamenti discoQuattro, interni nella configurazione standard. Versione con vani frontali estraibili a richiesta, per la sostituzione senza fermare la macchina.
Modo di scritturaDischi indipendenti, come impostazione predefinita. Il guasto di un disco costa i filmati che stavano su quel disco, non l’archivio intero, e i dischi restano leggibili in qualunque altro computer.
RAIDIl controllo integrato è presente e configurabile. Chi lo richiede lo ha, sapendo cosa scambia: la spiegazione completa sta nella pagina I nostri server.
RidondanzaNon affidata al RAID ma a una seconda macchina che registra in parallelo, che protegge anche da incendio, furto e cancellazione.
Espansione esternaUnità di archiviazione in cascata, quando i giorni da garantire superano quello che sta dentro il telaio.

Il numero che decide il progetto

Per quanti giorni si possono conservare le immagini

Il provvedimento generale del Garante per la protezione dei dati personali in materia di videosorveglianza fissa il criterio: di regola poche ore, e comunque non oltre le ventiquattro ore successive alla ripresa. Il termine sale a sette giorni quando ricorrono esigenze particolari, per esempio la chiusura dell’esercizio o i giorni festivi, e per alcuni settori come quello bancario, dove sette giorni sono lo standard.

Oltre i sette giorni si va solo in casi eccezionali, che il titolare del trattamento deve poter giustificare per iscritto con una specifica esigenza di sicurezza e con una valutazione d’impatto. È la strada delle installazioni soggette a disposizioni di ordine pubblico o a norme di settore, come infrastrutture critiche, porti e aeroporti, impianti sportivi: lì trenta giorni e oltre sono previsti da regole proprie, non sono un’eccezione da giustificare caso per caso.

Quando un capitolato chiede trenta giorni, la prima domanda da fare non è quanti dischi servono ma su quale base giuridica si fondano quei trenta giorni. Se non c’è, il progetto va rifatto prima, non dopo.

Prove e rapporti

Provato prima di uscire

Il sistema GV-SRV64VMS è stato sottoposto a prova di freddo e a prova di caldo secco secondo le norme EN 60068-2-1:2007 e EN 60068-2-2:2007, collegato e alimentato per tutta la durata, con verifica funzionale durante la prova e al termine.

  • Prova di freddo -40 °C
  • Prova di caldo secco +70 °C
  • Modo di funzionamento collegato e alimentato
  • Gradiente di temperatura 1,5 °C al minuto
  • Esito superato

Rapporto di prova 1173-QL23-R03 ver. 0 del 14 settembre 2023, disponibile su richiesta.

Sotto quali regole

Conformità e certificazioni

Le certificazioni riguardano cose diverse e vanno lette separate: alcune sono dell’azienda che costruisce, altre del software precaricato, altre della macchina.

Perché una certificazione di sicurezza delle informazioni conta su un server di videosorveglianza: chi gestisce un servizio essenziale deve poter dimostrare come tratta i propri fornitori, e un impianto di sicurezza fisica connesso alla rete entra in quella valutazione. Il discorso per esteso sta nella pagina NIS2 e impianti di sicurezza fisica.

ISO 9001

Sistema di gestione per la qualità di GVision Italia, certificato in Italia. Riguarda il modo in cui la macchina viene progettata, costruita, provata e tracciata.

ISO/IEC 27001

Sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni di GVision Italia, certificato in Italia. Riguarda come vengono trattati dati, accessi e vulnerabilità lungo tutta la catena di fornitura.

CVE Numbering Authority

GVision Italia è autorità di numerazione CVE accreditata sotto ENISA Root. Le vulnerabilità che riguardano i nostri prodotti le pubblichiamo noi, con un identificativo internazionale e una data.

ONVIF profili G, S, M

Il software precaricato è conforme ai tre profili che contano qui: S per il flusso video, G per la registrazione e il recupero dalle memorie, M per i metadati dell’analisi. Si integra con telecamere di altri costruttori senza conversioni.

NDAA

Il software precaricato è conforme alla sezione 889 del National Defense Authorization Act: non impiega componenti di costruttori esclusi dagli appalti pubblici statunitensi. È una condizione che compare sempre più spesso anche nei capitolati europei.

Prove climatiche

EN 60068-2-1 e EN 60068-2-2 superate da -40 °C a +70 °C, alimentato e funzionante.

CE e FCC

Conformità costruttiva della macchina.

Specifiche tecniche

Canali64 GV-VMS V20 precaricati e licenziati, estensibili con licenze aggiuntive
FormatoRack 4U
ProcessoreIntel Core di ultima generazione (i7 o i9 secondo l’allestimento), con cryptoprocessore TPM
Memoria16 GB di serie, quattro alloggiamenti, ampliabile
Sistema operativoWindows IoT Enterprise 64 bit, su SSD industriale da 256 GB dedicata
Archivio di base2 x 4 TB su dischi per videosorveglianza
Alloggiamenti discoQuattro, interni. Vani frontali estraibili a richiesta
Archivio massimoFino a 96 TB nel telaio, con unità da videosorveglianza da 24 TB
RAIDControllo integrato configurabile. Predefinito: dischi indipendenti
ReteQuattro porte, per separare il segmento telecamere da quello utenti
Uscite videoFino a tre monitor, uscite digitali e analogica
Porte USB4 x USB 3
EspansioneDue alloggiamenti PCI Express, uno predisposto per l’acceleratore di analisi video
DecodificaH.264 e H.265 su processore e grafica integrata
Alimentazione230 V in alternata. Alimentatore 650 W, 850 W o superiore secondo l’allestimento. Doppio alimentatore ridondato a richiesta
Temperatura di provaDa -40 °C a +70 °C, alimentato e funzionante
Umidità relativaDa 35% a 80% in funzionamento
GaranziaCinque anni sul sistema
ConsegnaGV-VMS installato, licenziato e configurato: telecamere collegate, registrazione impostata, utenti creati

Cosa arriva

La macchina

Assemblata, provata e configurata sul progetto concordato.

Il software

GV-VMS V20 a 64 canali installato, licenziato e già impostato.

Cavo di alimentazione

E, quando previsto dall’allestimento, il kit di guide per il montaggio a rack.

La documentazione

Configurazione consegnata, credenziali e riferimenti per l’assistenza.

Documentazione

Non è un computer comune

Un computer si accende. Un sistema di registrazione non si spegne mai.

Un PC da ufficio è progettato per otto ore al giorno, cinque giorni su sette, e per fermarsi quando serve. Un registratore di sorveglianza lavora ottomilaseicento ore l’anno scrivendo senza pause su dischi che non riposano. Sono due mestieri diversi, e la differenza non sta nella scheda tecnica: sta in cosa succede al terzo anno.

01

Sette giorni in camera climatica prima di partire

Ogni sistema viene provato per una settimana in cella climatica, con accensioni e spegnimenti forzati e ripetuti. È il trattamento che fa emergere i difetti di fabbricazione: un alimentatore debole o una saldatura fredda cedono lì, in laboratorio, non in un impianto dopo sei mesi. I sistemi che non superano la prova non partono.

02

Solo dischi da sorveglianza, montati da noi

Montiamo esclusivamente dischi per videosorveglianza, progettati per la scrittura continua di più flussi video. Un disco da ufficio, usato per registrare ventiquattro ore su ventiquattro, dura una frazione del tempo e si guasta senza preavviso: è il primo risparmio che un impianto assemblato paga, e lo paga quando serve il filmato.

03

Cinque anni di garanzia

Non due, che è lo standard del settore: cinque. È la conseguenza diretta dei due punti sopra: si può garantire per cinque anni solo ciò che si è provato prima e costruito con componenti scelti. Un assemblato segue la garanzia dei singoli pezzi, ciascuno con la sua scadenza e il suo interlocutore.

04

Arriva configurato, non da configurare

Il sistema viene consegnato con GV-VMS installato, licenziato e configurato: telecamere collegate, registrazione impostata, utenti creati. Si accende e sta già registrando. Un computer assemblato arriva con Windows appena installato, e le giornate di chi lo mette in funzione non sono nel preventivo ma le paga qualcuno.

Il dimensionamento si fa su misura, non a catalogo

Quante telecamere regge, per quanti giorni conserva, quanto spazio serve: dipende dalla risoluzione, dai fotogrammi al secondo, da quanto movimento c’è nella scena e da quanti giorni deve coprire l’archivio. Non è un numero che si stampa su una scheda, è un conto che facciamo sul progetto, con i vostri dati, e da cui esce il modello giusto: a volte più piccolo di quello che pensavate.

Fissiamo mezz’ora e lo calcoliamo Oppure scrivici i dati dell’impianto

GVision Italia è GeoVision Italia: immettiamo sul mercato europeo i sistemi GeoVision e ne rispondiamo, come unica azienda italiana accreditata CVE Numbering Authority sotto ENISA Root.