Applicazione · rilevamento perimetrale
Perimetri estesi e lunga distanza
Un perimetro non si copre aggiungendo telecamere finché non restano buchi. Si copre per anelli, ognuno con un compito diverso e un apparato diverso. È l’unico modo perché regga di notte, e perché dopo sei mesi qualcuno risponda ancora agli allarmi.
Il problema, detto come si presenta
Un perimetro lungo ha tre nemici, e nessuno dei tre è l’intruso. Il primo è il buio, che toglie alla telecamera ottica proprio quello su cui lavora. Il secondo è la distanza, che riduce il bersaglio a pochi pixel e rende impossibile capire cosa sia. Il terzo, il peggiore, sono i falsi allarmi: animali, vegetazione mossa dal vento, fari che passano, pioggia battente.
Un impianto che suona quaranta volte a notte viene spento, e da quel momento non protegge più niente. Per questo la domanda giusta non è quante telecamere servono, ma a che distanza devi accorgerti di cosa, e cosa devi poter dimostrare dopo.
Si lavora per anelli
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Anello di rilevamento
Il primo anello non deve riconoscere nessuno: deve accorgersi che qualcosa si muove dove non deve. Qui lavora la termica, che non ha bisogno di luce perché misura contrasto di temperatura, e arriva a distanze dove una telecamera ottica non vede niente. È l’anello che decide se il perimetro funziona di notte.
TERMICHE · ANALISI A BORDO · NESSUNA ILLUMINAZIONE
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Anello di verifica
Quando il primo anello segnala, serve qualcosa che vada a guardare. Un brandeggio con zoom ottico si porta sul punto e dice se è una persona, un animale o un ramo. Senza questo anello ogni allarme diventa una squadra che parte, e dopo un mese nessuno risponde più.
BRANDEGGI PTZ · ZOOM OTTICO · INSEGUIMENTO
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Anello di identificazione
Solo ai varchi, dove il bersaglio passa vicino e in una direzione prevedibile, si può chiedere l’identificazione: la targa del mezzo, il volto di chi scende, il codice sul cassone. È l’unico punto in cui la densità di pixel necessaria si raggiunge senza spendere una fortuna.
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Quanto lontano vedi davvero
La portata di una telecamera non è un numero solo: dipende da cosa devi fare con l’immagine. La norma lo mette nero su bianco, e per ogni compito indica una densità minima di pixel sul bersaglio. Sotto quella soglia l’immagine c’è ma non serve a niente; sopra, si stanno spendendo soldi per un dettaglio che nessuno userà.
Sulle termiche il ragionamento è identico ma la misura è un’altra, perché conta il contrasto termico e non il dettaglio: si usa il criterio di Johnson, che dice quante coppie di linee servono sul bersaglio per rilevare, riconoscere e identificare. È il calcolo che facciamo in fase di progetto, e che restituiamo scritto insieme all’offerta.
I falsi allarmi sono il costo vero
Il conto di un impianto perimetrale non lo fa il prezzo degli apparati: lo fa il tempo delle persone che rispondono. Un allarme falso costa una verifica, mille allarmi falsi costano la credibilità dell’impianto.
Per questo la classificazione deve girare dentro la telecamera e decidere prima di allarmare: distinguere una persona da un veicolo e da un animale, ignorare il movimento della vegetazione, tenere conto della direzione. Le regole devono essere poche e dichiarate, perché un impianto che nessuno sa spiegare è un impianto che nessuno sa tarare.
Cosa serve intorno
Rete e alimentazione
Su distanze lunghe il rame non basta: servono dorsali in fibra e switch industriali che reggano l’escursione termica di un palo. Dove la rete elettrica non arriva si va ad alimentazione solare, con accumulo dimensionato sui giorni peggiori e non sulla media.
Pali e stabilità
Una termica a lungo raggio su un palo che oscilla non serve a niente: a quelle focali un movimento di pochi millimetri sposta l’inquadratura di metri. Il palo e la staffa fanno parte del progetto ottico, non della carpenteria.
Manutenzione dell’ottica
In ambienti polverosi o marini l’ottica si acceca in poche settimane. Il lavaggio programmato non è un accessorio: è quello che tiene in vita la portata dichiarata a progetto.
Chi risponde
Un perimetro senza qualcuno che riceva l’evento è una registrazione, non una protezione. La catena si progetta fino alla persona che decide, non fino al monitor.
Dove lo abbiamo fatto
Porto di GenovaTerminal container e piazzaliServer SRV a presidio delle aree operative: brandeggi termici sui fronti a mare per il primo anello, telecamere con analisi a bordo di ultima generazione sui varchi e sulle vie di corsa per targhe, mezzi e persone.
Acciaierie d’ItaliaIndustria pesante e zone classificateSorveglianza dove l’ambiente è il problema: calore radiante, polveri e vibrazioni. Custodie e ottiche scelte per resistere, apparati in campo dove la manutenzione deve essere rara e programmata.
Sito sensibilePresidio permanenteClassificazione a bordo e metadati ricercabili su perimetri lunghi: auto, persone e targhe restano interrogabili a posteriori senza rivedere le registrazioni ora per ora.Le fotografie sono immagini di repertorio, non riprese dei nostri impianti. Autore e licenza sono indicati nella libreria media.
Quanto è lungo il tuo perimetro?
Dicci la lunghezza, cosa c’è intorno e a che distanza devi accorgerti di una persona. Ti restituiamo il dimensionamento ottico verificato, con le distanze utili per ogni compito, prima ancora di parlare di prodotti.
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