Dissuasore tecnologico

GV-SAFE

Acciaio inox che para gli urti e, nello stesso corpo, uno sguardo che non si stacca dalla scena. Riconosce persone e veicoli, distingue chi ha titolo per stare lì da chi occupa e basta, e registra quello che succede.

Nasce per gli stalli di ricarica, dove un bene costoso sta in un’area aperta e nessuno guarda. Ma quelle tre condizioni si ripetono agli attraversamenti pedonali, nei cortili, sui posti riservati e in tutti i punti in cui un palo serve comunque: dove serve un palo, tanto vale che quel palo veda.

AISI 304 Una o due telecamere Analisi a bordo Persone e veicoli PoE oppure 4G ONVIF S, G, T Da -30 a +60 °C Estraibile

GV-SAFE, dissuasore tecnologico in acciaio inox con gli obiettivi alloggiati nel cappellotto

Perché serve

Un guardiano per colonnine di ricarica, e non solo

Chi gestisce colonnine di ricarica non ha un problema di tecnologia: ha un problema di presenza. Gli stalli stanno in posti aperti, spesso non presidiati, e quando succede qualcosa se ne accorge il cliente dopo, non il gestore durante.

01

Lo stallo occupato senza ricaricare

Un veicolo parcheggiato dove dovrebbe esserci uno in carica vale come un guasto: il punto di ricarica risulta impegnato e non produce niente. È il caso più frequente e il più difficile da dimostrare, perché quando si arriva la macchina non c’è più.

02

Vandalismo e furto di materiale

Cavi tagliati per il rame, prese forzate, display rotti, componenti elettronici asportati. Il danno diretto è alto, quello indiretto è più alto ancora: la colonnina resta ferma fino alla riparazione, e il punto perde reputazione.

03

Urti in manovra

Retromarce sbagliate, mezzi pesanti che girano largo, spazzaneve. È il danno più banale e il più costoso da riparare, perché tocca la struttura e non un pezzo sostituibile.

L’acciaio ferma le manovre. Il resto bisogna vederlo. Un dissuasore normale para l’urto e finisce lì. Da quel momento in poi è un pezzo di metallo piantato davanti a tutto quello che succede, senza raccontarlo a nessuno. Qui il palo che comunque serve per proteggere diventa anche il punto da cui si guarda.

Come è fatto

Un dissuasore con gli occhi

Gli obiettivi sono alloggiati nel cappellotto, a filo della superficie: si vedono solo i vetrini. Il corpo del palo è quello di un dissuasore da arredo urbano, e da fermo nessuno direbbe che dentro c’è qualcosa.

L’altezza è una scelta, non un limite. Ottanta centimetri fuori terra mettono l’obiettivo all’altezza della targa e del paraurti, cioè esattamente dove serve guardare: chi si avvicina alla presa, chi tocca i cavi, chi manovra. Una telecamera su un palo alto vede il tetto delle automobili.

Il calcolo avviene dentro il palo. Il riconoscimento di persone e veicoli gira sull’apparato, non altrove: verso la rete esce l’evento già interpretato, non il flusso da far analizzare a qualcun altro. Questo conta per la banda che serve e per una valutazione d’impatto sui dati.

Un cavo solo. Alimentazione e rete viaggiano insieme sullo stesso cavo, con lo standard PoE. Nel cavidotto che porta corrente alla colonnina passa anche il nostro, e non serve un secondo scavo.

Si sfila. Il palo entra in un bicchiere interrato e appoggia sulla flangia. Per un intervento sotto la pavimentazione, per una manifestazione, o per liberare l’area, si estrae senza demolire niente.

Il palo installato accanto alla colonnina, con il dettaglio dell’obiettivo nel cappellotto
Il palo installato accanto alla colonnina, con il dettaglio dell’obiettivo nel cappellotto
Attraversamento pedonale
Attraversamento pedonale

Il caso che vale i soldi

Due strade per riconoscere chi occupa lo stallo senza ricaricare

Il problema è sempre lo stesso: un veicolo fermo sullo stallo che non sta prendendo corrente. Il dissuasore tecnologico lo riconosce in due modi diversi, e si sceglie quello che il piazzale permette. Non sono alternativi: dove si possono usare tutti e due, la segnalazione diventa certa.

Prima strada

Insieme alla colonnina, con OCPP

Le colonnine parlano con il proprio centro di gestione attraverso OCPP, l’Open Charge Point Protocol, che è lo standard del settore: la 1.6 è la più diffusa sul campo, la 2.0.1 è diventata norma internazionale IEC 63584 nel 2024. Fra i messaggi previsti c’è lo stato di ogni presa.

La regola è di una riga sola: se il dissuasore vede un veicolo fermo sullo stallo e la colonnina dichiara la presa libera per più di un tempo stabilito, parte la segnalazione al centro di controllo, con l’immagine del veicolo allegata. Il tempo si imposta in fase di progetto, dieci o quindici minuti, così chi si è appena fermato per collegare il cavo non viene segnalato.

La regola vive dentro GV-VMS V20, la nostra piattaforma di gestione video, che è il posto dove i due mondi si incontrano.

Dove la colonnina offre un contatto pulito, lo stesso ragionamento si può fare in loco senza passare da nessun centro: il dissuasore ha otto ingressi e quattro uscite a relè.

Seconda strada

Da solo, senza integrazione con la colonnina

Non sempre si può parlare con la colonnina: il gestore è un altro, le colonnine del piazzale sono di marche diverse, oppure semplicemente nessuno vuole mettere le mani in un impianto che funziona. In quel caso il dissuasore lavora per conto suo.

Guarda la scena e ne ricava il comportamento: un veicolo arriva, si ferma, e nessuno scende a collegare il cavo. Nei minuti successivi non c’è nessuna persona vicina alla presa. È la firma della sosta abusiva, e non serve sapere niente di quello che pensa la colonnina.

Il riconoscimento distingue persone e veicoli dal resto di quello che si muove, conta quanto durano le presenze e vede se qualcuno si avvicina alla colonnina. Con il motore di analisi sul server si arriva a riconoscere anche il singolo veicolo, e quindi a riconoscere chi torna a occupare lo stesso stallo tutti i giorni.

La parte meccanica

Acciaio inox e tecnologia conforme

Materiale Acciaio inox AISI 304 spazzolato, resistente alla corrosione, adatto all’esposizione permanente agli agenti atmosferici
Finitura Satinata, cappellotto bombato saldato
Diametro 150 mm
Spessore del tubo 2 mm
Flangia di appoggio Diametro 150 mm, spessore 5 mm
Altezza 1000 mm totali, di cui 800 mm fuori terra e 200 mm dentro il bicchiere
Peso 5 kg
Posa Bicchiere interrato annegato in un plinto di calcestruzzo; il palo si infila e appoggia sulla flangia, e si estrae per manutenzione
Foro alla base Predisposto per traversini di collegamento, per delimitare un’area con più pali in linea

La parte video

Cosa contiene il dissuasore

Una o due telecamere da due megapixel con ottica grandangolare e analisi a bordo. Non sono apparati montati sopra un palo: sono obiettivi alloggiati nel cappellotto, con l’elettronica protetta dentro il corpo in acciaio.

Una telecamera oppure due

Una basta quando c’è una direzione sola da guardare: lo stallo davanti, l’attraversamento, il varco.

Due servono quando le scene che contano sono due, e l’orientamento si regola in fase di installazione. Le combinazioni tipiche sono due. La prima: una guarda lo stallo, l’altra la colonnina, così si vede insieme chi parcheggia e chi mette le mani sulla presa. La seconda: due direzioni contrapposte, per il palo che sta in mezzo a due scene, due stalli affiancati o i due sensi di un attraversamento.

In tutti e due i casi due obiettivi nello stesso corpo evitano il secondo palo, il secondo scavo e il secondo cavo. All’esterno non cambia niente: il cappellotto è lo stesso.

Sensore 1/2.8″ a scansione progressiva, 1920 × 1080 punti
Ottica Focale fissa 2,8 mm, apertura F/2.2, campo orizzontale 104°
Sensibilità 0,05 lux
Gamma dinamica WDR Pro, 120 dB. Serve con il sole basso alle spalle del veicolo
Trattamento immagine Antinebbia, riduzione del rumore tridimensionale, giorno e notte elettronico
Compressione H.265, H.265+, H.264, H.264+, MJPEG, tre flussi indipendenti
Fotogrammi Fino a 30 al secondo a 1920 × 1080
Registrazione a bordo Scheda micro SD fino a 256 GB, per non perdere niente se cade la rete
Audio Bidirezionale, con altoparlante e microfono esterni
Contatti Otto ingressi e quattro uscite a relè
Telecamere Una oppure due, secondo le direzioni da coprire
Rete e alimentazione RJ-45, PoE secondo IEEE 802.3af oppure 12 V in continua. Consumo massimo 5,5 W per telecamera
Collegamento senza cavo Router industriale conforme alle normative europee alloggiato nel palo, con una o due schede SIM 4G
Temperatura Da -30 a +60 °C, umidità fino al 95% senza condensa
Interoperabilità ONVIF Profile S, G e T

Quanto copre. Con il campo orizzontale di 104 gradi, e alla quota di ottanta centimetri, l’inquadratura prende ampiamente lo stallo per intero e tutta la colonnina: il veicolo dal paraurti al parabrezza, la presa, e la persona che ci si avvicina. È la scena che serve, ripresa da dove serve.

Cosa serve per installarlo

Poco, e quasi tutto è già in cantiere quando si posa una colonnina. Vale la pena farlo insieme allo scavo della colonnina: dopo, ogni metro di cavidotto costa dieci volte tanto.

Un plinto e un cavidotto

Il bicchiere va annegato in un getto di calcestruzzo, con il cavidotto che arriva dal basso. Si fa nello stesso scavo della colonnina.

Un cavo di rete, oppure anche senza

Un solo cavo porta dati e alimentazione, e dall’altra parte serve una porta PoE. Dove il cavo non arriva, il collegamento si fa via rete mobile con un router alloggiato nel palo.

Dove finiscono le immagini

GV-VMS V20 su un server in sede, oppure la registrazione a bordo sulla scheda di memoria per gli impianti piccoli e per i punti isolati.

Il cartello

La segnalazione dell’area videosorvegliata e l’informativa: non sono un accessorio, sono un obbligo di legge.

Quando il cavo non c’è: il collegamento via rete mobile. Nel corpo del dissuasore trova posto un router industriale conforme alle normative europee, con una o due schede SIM. Con due schede di operatori diversi il punto resta collegato anche quando una rete cade, che nei piazzali aperti e nelle aree periferiche succede.

Perché 4G e non 5G. Non è un risparmio, è una scelta. Il 4G ha una copertura più matura e un comportamento più stabile, e per quello che deve passare di qui, cioè eventi già interpretati e qualche immagine, la banda è ampiamente sufficiente. Il 5G aggiunge velocità che non serve e toglie la certezza del segnale dove il segnale è debole.

Con questa configurazione il dissuasore diventa un punto autonomo: si posa, si alimenta, e comunica. Senza scavi verso la sede, senza cavidotti da attraversare, senza chiedere niente a nessuno.

Conformità

Tre norme che riguardano chi lo installa, non solo chi lo costruisce

Questo prodotto tocca tre discipline contemporaneamente: riprende immagini, usa un modello di intelligenza artificiale, e tocca il trattamento delle immagini e GDPR.

GDPR

Riprendere è un trattamento

Servono informativa, cartello ben visibile prima di entrare nell’area, tempi di conservazione contenuti e inquadratura limitata allo stallo e alla colonnina, non alla strada né alle finestre di chi abita davanti. Che il riconoscimento avvenga dentro il palo aiuta, perché verso l’esterno esce l’evento invece del video, ma non sostituisce gli adempimenti.

AI ACT

Classificare non è identificare

Il modello distingue persone da veicoli e ne segue il comportamento: non riconosce chi sono. Rilevare che in una immagine c’è un volto è cosa diversa dal riconoscere di chi è quel volto, e la seconda qui non viene fatta. È la distinzione su cui il regolamento europeo costruisce tutta la scala del rischio, e va scritta nella documentazione dell’impianto.

NIS2

Chi gestisce ricarica è dentro il perimetro

Gli operatori dei punti di ricarica sono elencati nell’Allegato I della direttiva, settore Energia, insieme a produttori e distributori di elettricità. Chi gestisce colonnine è quindi soggetto obbligato, e i suoi obblighi si estendono alla catena di fornitura: deve poter rispondere di quello che installa, apparati compresi.

Cosa mettiamo noi, sotto quelle tre norme

Il firmware lo produciamo e lo firmiamo noi. Non arriva da una catena di cui non sappiamo niente: viene compilato, firmato e distribuito da noi, secondo quello che NIS2 chiede a chi fornisce apparati a un soggetto obbligato. Chi installa non deve fidarsi di una dichiarazione: può risalire alla firma.

Siamo l’unica CVE Numbering Authority italiana sotto ENISA. Vuol dire che quando in un nostro prodotto si trova una vulnerabilità, siamo noi ad assegnarle il numero e a pubblicarla, dentro il circuito europeo di coordinamento. Non aspettiamo che lo faccia qualcun altro e non abbiamo interesse a tacere: è il ruolo che ci siamo presi.

Il supporto è nostro e risponde in italiano. Quando il cliente finale, o il suo revisore, chiede conto di un aggiornamento, di una vulnerabilità o di una configurazione, dall’altra parte c’è la stessa azienda che ha costruito l’apparato. È la differenza fra un fornitore e un rivenditore.

Dove altro ha senso

Nato per le colonnine, non finisce lì

La colonnina di ricarica è il caso da cui siamo partiti, perché mette insieme un bene costoso, un’area aperta e nessuno che guardi. Ma quelle tre condizioni si ritrovano in molti altri posti, e il dissuasore tecnologico ci sta bene esattamente per lo stesso motivo: dove serve un palo, quel palo tanto vale che veda.

Attraversamenti pedonali

Il palo protegge il marciapiede e l’isola salvagente, e lo sguardo che ha dentro vede chi attraversa e chi non rallenta. Alla quota di ottanta centimetri l’inquadratura prende il fronte del veicolo, non i tetti.

Aree pedonali e varchi

Delimitare l’ingresso di una zona chiusa al traffico e nello stesso momento vedere chi ci entra. Con il foro alla base i pali si collegano fra loro con i traversini e diventano una barriera continua.

Cortili, piazzali e aree di carico

Punti dove passano mezzi e persone di ditte esterne, spesso senza nessuna sorveglianza e senza un posto dove montare una telecamera che non sia un palo nuovo.

Posti riservati

Stalli per disabili, carico e scarico, mezzi di servizio. È lo stesso identico problema della colonnina occupata: qualcuno che si ferma dove non ha titolo, e nessuno che possa dimostrarlo dopo.

Scuole, parchi e piste ciclabili

Dove il palo serve comunque per tenere fuori le automobili, e dove l’analisi a bordo conta le presenze senza mandare in giro le immagini.

Punti isolati

Con il collegamento via rete mobile e la registrazione a bordo, il dissuasore funziona anche dove non arriva nessun cavo. Si posa, si alimenta, e comunica.

E quando i pali diventano molti. Un dissuasore da solo si guarda dal telefono. Venti, distribuiti fra un piazzale, due attraversamenti e tre sedi, hanno bisogno di un posto unico dove arrivare. Quel posto è GV-VMS V20, la nostra piattaforma di gestione video: tiene insieme impianti che vanno da poche telecamere a centinaia, su più sedi, con la ricerca sugli eventi invece che sui filmati e con le regole che uniscono quello che vede il palo a quello che dice il resto dell’impianto.

È il pezzo che trasforma dei pali sparsi in un impianto solo. Vedi la scheda di GV-VMS V20.

Come si ordina

Un prodotto, quattro configurazioni

Il corpo in acciaio, il cappellotto e il bicchiere di fondazione sono sempre gli stessi. Cambiano due cose sole, e sono le due che si decidono guardando il piazzale: quante direzioni bisogna coprire, e se arriva un cavo.

Codice Sigla di ordinazione Configurazione
GV-SAFE01 84-SAFE001-0010 Una telecamera, collegamento su cavo di rete con alimentazione PoE. È la configurazione base, per un singolo stallo o una singola direzione.
GV-SAFE02 84-SAFE002-0010 Due telecamere, collegamento su cavo di rete con alimentazione PoE. Una può guardare lo stallo e l’altra la colonnina, oppure le due possono puntare in direzioni contrapposte, con orientamento regolabile in fase di installazione.
GV-SAFE01-4G 84-SAFE001-4G10 Una telecamera e router 4G a bordo, con alloggiamento per una o due schede SIM. Per i punti dove il cavo non arriva.
GV-SAFE02-4G 84-SAFE002-4G10 Due telecamere orientabili e router 4G a bordo, con alloggiamento per una o due schede SIM. La configurazione completa per i punti isolati.

Cosa c’è dentro la fornitura, in tutte e quattro. Il palo in acciaio inox AISI 304 con il cappellotto e le ottiche già montate, il bicchiere di fondazione da annegare nel plinto, e la configurazione iniziale dell’analisi video fatta da noi sulla scena reale, non sul banco.

Cosa non c’è. L’opera muraria per il plinto, il cavidotto, l’alimentatore o lo switch PoE dove serve, le schede SIM per le versioni 4G, e il cartello dell’area videosorvegliata.

Quanti punti, e cosa c’è attorno?

Per dimensionare servono tre cose: quanti pali e in quali punti, se esiste già un impianto di videosorveglianza in cui far confluire gli eventi, e se in quei punti arriva un cavo oppure serve il collegamento via rete mobile. Se si tratta di stalli di ricarica serve sapere anche chi gestisce le colonnine, perché è con lui che si verifica come leggere lo stato della presa.

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GVision Italia è GeoVision Italia: immettiamo sul mercato europeo i sistemi GeoVision e ne rispondiamo, come unica azienda italiana accreditata CVE Numbering Authority sotto ENISA Root.